Il mattino ha l'oro in bocca, la sera l'amianto
Stamattina mi sono svegliata verso le 07:00, senza cellulofono, così, in modo naturale.
Già da questo, avrei dovuto intuire cose.
Vado in cucina e vedo che la pappa di Polpetta, prevista proprio per le 07:00, è slittata alle 08:00 (scriviamo sulla lavagna della cucina gli orari, la quantità di pappa e se fa la cacca). Perversioni da project manager, non ci badate.
Bene, rifletto, così ci posso pensare io prima di andare in ufficio (senso di colpa sedato).
Preparo il latte, avviso Marito, acchiappo la polpetta dormiente, la cambio, mi posiziono secondo i sacri crismi dell'allattamento con la polpetta più o meno verticale, le assesto la testa ele ficco finalmente il biberon in bocca la nutro. Il biberon è stato scelto dopo alcuni giorni di studio: tettarella anti-colica, flusso-lento, autosterilizzante, fa pure il caffè. Polpetta è in realtà incrociata con un'idrovora: dobbiamo farle fare delle pause forzate, altrimenti si tira giù 90ml di latte in 7 minuti senza quasi respirare, alla faccia della tettarella flusso-lento.
Facciamo la pausa prevista. Rutta (sì, è proprio figlia mia). Poi ricomincia.
Verso la fine del biberon comincia a fare facce strane.
Colpo di tosse e fontana di latte che esce dalla bocca, riempiendo se stessa, me e il pavimento.
A quel punto conto fino a 10. Circumnavigo la pozza di latte e la porto di nuovo al cambio, poi nella culla.
Poi metto tutto ciò che ho addosso a lavare, sveglio Marito, mi dimentico il pranzo, la folina, le vitamine e il ferro e corro in ufficio pensando che il peggio è passato e che nel pomeriggio mi godrò il parrucchiere.
Il parrucchiere per me è un evento semestrale, all'incirca. Per Marito è fonte di curiosità, perchè non sa mai come tornerò a casa. Una volta mi sono presentata con una cresta da moicano biondo platino, per dire.
Dopo 9 mesi di gravidanza e due settimane post-parto, sento perfino io la necessità di passare dallo stato "cesso della stazione Centrale" allo stato "passabile, non male".
Non sono una persona che si cura molto del proprio aspetto estetico, ma dopo tutti questi mesi di tuta, pantaloni premaman, doppio culo e kg vari sparsi per il corpo è venuta anche a me la voglia di guardarmi allo specchio e dirmi: "dai, non fai così schifo". Poi, mettiamoci pure la solita vagonata di ormoni che mi intasa le sinapsi e voilat, ecco servita una delle più classiche necessità da femmina.
Esco dall'ufficio, attraverso Torino, pago il parcheggio e scarico la foto da internèt per farla vedere al parrucchiere.
Subisco la tortura delle cartine di carta argentata, rimango imbacuccata nella stagnola per mezz'ora che paio uscita dal Girarrosto Santarita e prego che miei impermeabilissimi capelli prendano il colore (se non siete pieni di ormoni femminili, questi sono problemi che non potrete mai capire, me ne rendo conto). Mi mette anche il fissativo affinchè il colore rimanga brillante più a lungo.
La ragazza sembra speranzosa... comincia a togliere stagnola e sciacquare. Guarda le punte. Guarda me nello specchio. Riguarda le punte. Non ho bisogno che aggiunga nulla. Sono di nuovo successe cose.
Sono anche arrivate le 17:30, io devo andare a casa. Le chiedo di non farmi la piega: asciugatura naturale.
Prende la spazzola e me li liscia. Io ODIO i capelli lisci.
Già da questo, avrei dovuto intuire cose.
Vado in cucina e vedo che la pappa di Polpetta, prevista proprio per le 07:00, è slittata alle 08:00 (scriviamo sulla lavagna della cucina gli orari, la quantità di pappa e se fa la cacca). Perversioni da project manager, non ci badate.
Bene, rifletto, così ci posso pensare io prima di andare in ufficio (senso di colpa sedato).
Preparo il latte, avviso Marito, acchiappo la polpetta dormiente, la cambio, mi posiziono secondo i sacri crismi dell'allattamento con la polpetta più o meno verticale, le assesto la testa e
Facciamo la pausa prevista. Rutta (sì, è proprio figlia mia). Poi ricomincia.
Verso la fine del biberon comincia a fare facce strane.
Mamma, stanno per succedere cose.
Colpo di tosse e fontana di latte che esce dalla bocca, riempiendo se stessa, me e il pavimento.
A quel punto conto fino a 10. Circumnavigo la pozza di latte e la porto di nuovo al cambio, poi nella culla.
Poi metto tutto ciò che ho addosso a lavare, sveglio Marito, mi dimentico il pranzo, la folina, le vitamine e il ferro e corro in ufficio pensando che il peggio è passato e che nel pomeriggio mi godrò il parrucchiere.
Il parrucchiere per me è un evento semestrale, all'incirca. Per Marito è fonte di curiosità, perchè non sa mai come tornerò a casa. Una volta mi sono presentata con una cresta da moicano biondo platino, per dire.
Mica palle.
Dopo 9 mesi di gravidanza e due settimane post-parto, sento perfino io la necessità di passare dallo stato "cesso della stazione Centrale" allo stato "passabile, non male".
Non sono una persona che si cura molto del proprio aspetto estetico, ma dopo tutti questi mesi di tuta, pantaloni premaman, doppio culo e kg vari sparsi per il corpo è venuta anche a me la voglia di guardarmi allo specchio e dirmi: "dai, non fai così schifo". Poi, mettiamoci pure la solita vagonata di ormoni che mi intasa le sinapsi e voilat, ecco servita una delle più classiche necessità da femmina.
Esco dall'ufficio, attraverso Torino, pago il parcheggio e scarico la foto da internèt per farla vedere al parrucchiere.
Ho da poco scoperto che lo Shatush non è una versione tarocca del Feng-shui.
Subisco la tortura delle cartine di carta argentata, rimango imbacuccata nella stagnola per mezz'ora che paio uscita dal Girarrosto Santarita e prego che miei impermeabilissimi capelli prendano il colore (se non siete pieni di ormoni femminili, questi sono problemi che non potrete mai capire, me ne rendo conto). Mi mette anche il fissativo affinchè il colore rimanga brillante più a lungo.
La ragazza sembra speranzosa... comincia a togliere stagnola e sciacquare. Guarda le punte. Guarda me nello specchio. Riguarda le punte. Non ho bisogno che aggiunga nulla. Sono di nuovo successe cose.
Sono anche arrivate le 17:30, io devo andare a casa. Le chiedo di non farmi la piega: asciugatura naturale.
Prende la spazzola e me li liscia. Io ODIO i capelli lisci.
No, non era la mia giornata oggi.






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