La fede ti sceglie, non sei tu che scegli lei

A questo punto stai per compiere un mese.
Vorrei disquisire a proposito dei tuoi rigurgiti, dei versetti, della pelle che squama e di quanto sia meravigliosa la vita da mamma. E invece no. Sono argomenti pallosissimi, che non interessano nemmeno a me che sono tua madre, figuriamoci agli altri. Parliamo di cose serie: hai già due (TRE) magliette del Toro e un orsetto del Toro.
Qualcosa dovresti aver già capito. Ovunque ti giri, hai un parente del Toro. Nonni, zii, genitori e zii acquisiti.
Ancor prima di nascere, ti sei fatta 8 mesi e mezzo di Curva Maratona, quel posto dove mamma saltava e sentivi tutte quelle urla. (E tu non scalciavi: Maratona tutta la vita).
Devi sapere che per molti della famiglia, la fede Granata ha fatto la sua apparizione fin dalla tenera età. Mamma invece è una tifosa tardiva. Mamma ha odiato il tifo calcistico per tanti anni... piuttosto giocava a calcio, ma il tifo proprio no. Padre tifoso, fratello tifoso, zii tifosi, cugino tifoso. Troppo. Non ti dico che aria tirava quando il Toro perdeva (e diciamocelo, non è che negli ultimi anni abbia avuto vita facile 'sta squadra). Poco sopportavo che quasi tutti i membri della famiglia fossero intrattabili tutte le domeniche dalle 18:00 in poi.

Il Toro ha perso. E allora? No, non sono incazzato. Sono calmissimo.

(n.d.r. - Ho cercato "sfasciare TV mazza" per trovare immagine idonea a rappresentare lo stato d'animo dei parenti post-partita. E' uscito Rocco Siffredi. Belle cose.)

Uno dei tanti motivi per cui mamma ha iniziato ad uscire con papà è che lui è del Toro, da sempre. Nessun ripensamento. E' uno di quelli che ha fatto la posta sotto l'albergo a Moncalieri dove si era rintanato Giovannone, l'anno del fallimento della Società (i tifosi volevano fargli la pelle, ma questa è un'altra storia e te la racconterà lui). E' vero che mamma non tifava, ma uno della giuve proprio NO. Capisco che questo sia un controsenso per te, ma adesso ti dimostrerò che non è così.

Tu non conosci ancora Paperopoli. Paperopoli è la città dove vivono Paperino, Paperoga, Gastone, zio Paperone e tanti altri paperi che vivono una vita felice e che incarnano molti aspetti della vita di noi umani. Paperino è l'antieroe per eccellenza, l'incarnazione dell'uomo medio moderno, con le sue frustrazioni, i suoi problemi, le sue nevrosi. Uno sfigato insomma. Uno di quelli a cui ne capitano tutti i colori (un po' come Wil il coyote).

"C'é chi nasce come Paperino: lo sfortunato, sempre pieno di guai.
Ma io mi sento come Willy il Coyote: che cade ma non molla mai"

Ma Paperino non si arrende mai, è ostinato, caparbio, divertente, ottimista ed è uno che lotta e che ci prova sempre. Poi c'è Gastone, che è il cugino di Paperino, un po' spaccone e sempre in giro con vestiti eleganti. Gastone è il papero più fortunato del mondo e non ha bisogno di lavorare perchè trova soldi ovunque. Gastone parla con la "R" moscia (no, quella di mamma non è moscia, è arrotata, la R moscia è quella dei nobili), come quella di alcuni Agnelli. Così, ad un certo punto, mamma si è accorta che, volente o nolente, lei è proprio come Paperino e Wil il Coyote.

Non fa male, non fa male. Ah no, quello era Rocky.

Poi c'è la faccenda del tremendismo granata.
Il "Tremendismo" è un tecnica letteraria spagnola, che si caratterizza per la particolare crudezza nella presentazione della trama e nel trattamento dei personaggi (abitualmente degli emarginati) oltre che nel linguaggio molto duro. Che adattato al Toro si traduce in una squadra di orgoglio, di rabbie leali, di capacità aggressive, mai vinta, temibile in ogni occasione e soprattutto quando l’avversario è di rango. Insomma, un atteggiamento da Toro che carica.

La morale della favola, Naima, è che spero che anche tu sappia affrontare la vita così, indomita, a testa bassa, mai resa, sapendo che hai tutte le carte in regola per affrontare le difficoltà. Alla peggio, mordi.

Se il DNA non è acqua, almeno spero sia vino. In ogni caso, è sempre GRANATA.

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